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mercoledì 26 febbraio 2020

Coronavirus quale verità

La piaga del coronavirus sta creando apprensione e preoccupazione in tutto il mondo. Sembra che dopo la Cina l'Italia sia il Paese più in pericolo.
Conoscendo bene i due Paesi e la situazione mondiale mi vengono da fare alcune riflessioni

L'epidemia sembra coinvolgere la Cina (ovviamente) e maggiormente l'Italia, ma sembra tenere fuori dal problema le altre big europee e mondiali che notoriamente hanno rapporti ben più importanti come investimenti e presenza dei propri cittadini in Cian e  nei numeri, rispetto all'Italia, per traffico di merci e persone. La sola Germania ha un transito aereo "diretto" da e per la Cina con numerosi voli giornalieri per le principali città della Cina. Parigi e Londra hanno una frequenza altissima giornaliera di voli diretti. Senza parlare di Mosca che è uno degli scali più trafficato da e per la Cina sia per i rapporti fra i due Paesi, ma anche come scalo per chi proviene dai paesi UE dato il basso costo del biglietto della compagnia di bandiera russa.
Ad oggi si registrano cancellazioni di fiere del Turismo ma soprattutto di turisti americani (la nostra fonte di sostentamento del turismo nazionale) che vedono il nostro paese in  forte preoccupazione per la perdita economica prevista. Mi chiedo come mai Spagna, Francia, Portogallo, Inghilterra ed altre nazioni europee non abbiano le stesse problematiche e ansie nostre. Possibile che nessun cittadino locale abbia contratto il virus. Non vorrei che l'europa tacesse sui numeri reali anche per togliere all'Italia uno dei business più importanti che è il TURISMO. Noi poi, da soli, aiutiamo il resto del mondo ed esportiamo insicurezza ed inefficienza, ma soprattutto inaffidabilità.
I dati sotto riportati sono di 10 anni fa  e rappresentano i residenti stranieri nella sola Shanghai. A questi numeri che oggi sono almeno raddoppiati si aggiungono turisti, uomini di d'affari che si spostano continuamente e che da questi Paesi rappresentano sempre il numero maggiore perché collegati ad investimenti stabili in Cina. 
Residenti stranieri a Shanghai
Nazione di originePopolazione (2009)Popolazione (2010)
Giappone31 49035 075
Stati Uniti21 28424 358
Corea del Sud20 70021 073
Francia7 4378 238
Germania7 2538 023
Singapore7 2097 545
Canada6 1217 306
Australia5 2576 165
Regno Unito5 1375 591

Un altro dato che fa pensare è il fatto che non si registri nessun malato da coronavirus (ad oggi se ne sono registrati pochissimi), di popolazione cinese residente in Italia. Sappiamo che la festività del nuovo anno cinese è il momento nel quale le famiglie cinesi si ricongiungono e si ritrovano inisem per festeggiare: quindi tornano a casa provenendo da altre città della Cina o del mondo dove lavorano. E' mai possibile che un flusso così alto di viaggiatori cinesi che a livello mondiale si muove  da e per la Cina non abbia veicolato  questo terribile virus che si attacca con facilità ? 

I casi sono due : o il virus è meno contagioso ed anche pericoloso di quanto dicono oppure gli stati nascondono i numeri reali del contagio.

Io credo che la verità, come sempre, stia nel mezzo. 
Il fatto è che noi italiani dobbiamo recitare il mea culpa per una cattiva gestione che rischia di compromettere la nostra economia, ma soprattutto la nostra credibilità (che già scricchiola all'estero). Avremmo dovuto prendere sul serio il problema quando le autorità cinesi, a metà gennaio, hanno chiuso più di 100 milioni di cinesi in casa (e lo sono tutt'ora dopo un mese e mezzo); così come avremmo dovuto farci sentire a livello europeo con gli altri paesi coordinando un controllo su tutti i paesi UE soprattutto sui cittadini cinesi di ritorno dalla Cina. E' singolare che la Cina abbia impedito ai propri cittadini di rientrare dall'estero durante questa emergenza o ai cittadini residenti di uscire di casa, e noi, europei, non abbiamo effettuato controlli sia sui nostri cittadini che su quelli stranieri che provenivano dalla Cina.

Da questa situazione dovremmo trarre insegnamenti e possibilmente vantaggi. Sicuramente farsi prendere dal panico o dalla depressione e scoraggiamento non aiuta, anche perché è un problema mondiale. Deve essere invece occasione di riflessione sui rischi che affronteremo in futuro e capire che siamo legati ad un filo sottile dove l'ambiente, i rapporti sociali e l'ecosistema devono essere al centro dei nostri pensieri e strategie seppur non sempre vadano d'accordo con le logiche del profitto o commerciali in genere. Evidentemente queste logiche possono dimostrarsi un boomerang, come sta accadendo oggi. I nostri vecchi userebbero il proverbio: "chi semina vento raccoglie tempesta".
Questa situazione deve essere soprattutto  un momento di "programmazione". Prendiamoci il tempo per pensare, ma dopo questa scossa tremenda il mondo ripartirà e la Cina ripartirà ancora più forte anche per recuperare il tempo (e la credibilità !) perduta. Per noi "occidentali" si aprono prospettive interessanti verso la Cina.
Il governo cinese ha già varato politiche sociali ed economiche per incentivare l'economia, gli investimenti stranieri e la rapida ripresa. Le aziende straniere sono sempre più equiparate a quelle nazionali. La Cina ha evidenziato lacune nel mondo sanitario ce del welfare ed avrà ancora più bisogno della mano esperta occidentale in termine di formazione e crescita di strutture. La rapida crescita economica del paese ha messo a nudo alcune criticità, che le autorità riescono a tenere nascoste, che casi come il Coronavirus sembrano portare a galla.
Ci sarà sempre più interesse da parte del consumatore cinese (era già un trend in crescita) nella ricerca di prodotti e servizi qualificati di importazione per ciò che riguarda la salute, l'alimentazione, l'assistenza all'anziano, l'assistenza e la cura dei bambini, la sanità.
Come europei e come italiani siamo chiamati quindi a mettere in campo la nostra esperienza e professionalità prima di tutto a servizio di chi ha bisogno, poi anche come occasione commerciale attraverso la quale si possa portare benessere al nostro paese e permetterne la crescita. Dobbiamo quindi affidarci a professionisti seri, aiutare i nostri giovani, creare opportunità ed essere propositivi ed ottimisti. Soprattutto fare squadra, creare sinergie, collaborare, mettendo da parte rivalse personali, odio ed altre logiche che dividono e che portano solo all'autodistruzione.
Insomma dobbiamo fare quello che non ci è mai riuscito di fare: investire. Su noi stessi prima di tutto, e poi sul futuro.
Non è più tempo di aspettare. Dobbiamo TUTTI cambiare ed agire.

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